26) A. Freud. I rapporti tra psicoanalisi e pedagogia.
Anna Freud (Vienna 1895-Londra 1982) nel 1929 tenne a Vienna
quattro conferenze sulla psicoanalisi agli insegnanti dei Centri
Infantili Comunali, per incarico dell'Ispettorato Scolastico della
citt. Viene qui riportata la quarta di queste conferenze che
affronta il tema centrale del contributo che la psicoanalisi pu
offrire al lavoro degli educatori. In essa A. Freud illustra con
alcuni significativi esempi clinici come gli strumenti offerti
dalla psicoanalisi possano far luce, oltre che sulla
strutturazione interna della personalit infantile nelle sue
diverse fasi, anche sui meccanismi attraverso i quali il processo
educativo influisce sullo sviluppo della personalit. Lo
psicoanalista conosce infatti l'educazione dal suo lato peggiore,
in quanto  chiamato a intervenire sui disturbi provocati
nell'individuo da una educazione sbagliata; per questo possono
essere utili le indicazioni offerte agli educatori sui mezzi da
usare e sui pericoli da evitare nella pratica educativa. Pur
riconoscendo che ancora non esisteva una vera e propria pedagogia
psicoanalitica, A. Freud osserva che la psicoanalisi gi offriva
il suo contributo alla pedagogia su tre diversi piani: quello
della critica delle forme educative esistenti, quello della
conoscenza della vita psichica inconscia dell'individuo, quello
della terapia come mezzo per riparare i danni inflitti al bambino
dal processo educativo.
A. Freud, Quattro conferenze di psicoanalisi per insegnanti e
genitori.
Signore e signori, non dobbiamo pretendere reciprocamente troppo.
Da parte vostra non dovete aspettarvi che in quattro brevi
conferenze io riesca a presentarvi pi dei principali fatti
fondamentali di una scienza il cui studio richiederebbe
altrettanti anni; da parte mia non devo attendermi che teniate a
mente tutti i particolari che vi ho esposto. Dal mio compendio
molto conciso e probabilmente spesso sconcertante potrete forse
ritenere solo tre punti di vista caratteristici della psicoanalisi
come direttive generali per il vostro lavoro.
Il primo di questi punti di vista si riferisce alla divisione
cronologica. Come avete appreso, la psicoanalisi distingue nella
vita del bambino tre diversi periodi: la prima infanzia, che va
pressappoco fino al termine del quinto anno di vita; il periodo di
latenza, fino all'inizio della prepubert, all'incirca dopo gli
undici, dodici o tredici anni, e la pubert, che sfocia nell'et
adulta. Per ciascuno di questi periodi  normale e caratteristico
un diverso atteggiamento emotivo del bambino nei confronti delle
persone che lo circondano, e un diverso stadio del suo sviluppo
pulsionale. Pertanto il giudizio su una particolare caratteristica
o su un certo modo di reagire del bambino non pu mai prescindere
dal periodo al quale tali fenomeni appartengono.
Una manifestazione di crudelt impulsiva o di impudicizia, ad
esempio, che nella prima infanzia e alla pubert fanno parte del
normale sviluppo, nel periodo di latenza sar motivo di
preoccupazione per l'osservatore, e nell'et adulta potrebbe
essere giudicata una perversione. Un forte legame con le figure
parentali, che nella prima infanzia e nel periodo di latenza 
naturale e auspicato,  segno di un'inibizione dello sviluppo se
persiste alla fine della pubert; l'impulso alla ribellione e a
una liberazione interna, che alla pubert facilita l'ingresso
nella vita adulta normale, nella prima infanzia o nel periodo di
latenza pu risultare di impedimento a un positivo sviluppo
dell'Io.
Il secondo punto di vista si riferisce alla strutturazione interna
della personalit del bambino. Probabilmente finora vi siete
figurati il bambino con il quale dovete lavorare come un essere
unitario; conseguentemente non riuscivate a spiegarvi il suo
comportamento contraddittorio, il divario tra i suoi desideri e le
sue possibilit, la sproporzione tra i propositi e le azioni. La
psicoanalisi vi mostra il bambino come un essere diviso in tre
parti: vita pulsionale, Io, e Super-io che  il derivato del
rapporto con i genitori. Le contraddizioni nel comportamento del
bambino si spiegano immediatamente quando si impara a riconoscere
dietro alle sue reazioni quale di queste tre parti del suo essere
si  arrogata il diritto di agire in quella data circostanza.
Il terzo punto di vista, infine, si riferisce ai rapporti
reciproci di queste diverse parti della personalit infantile, che
non vanno immaginati come stati quiescenti, ma come forze
dinamiche in lotta tra loro. L'esito di questa lotta unilaterale,
ad esempio dell'Io del bambino contro un desiderio pulsionale
indesiderato, dipende dalla forza relativa dei singoli impulsi,
cio dalla quantit di libido che il desiderio pulsionale ha a
disposizione rispetto all'energia dell'opposta tendenza alla
rimozione stimolata dal Super-io.
Temo per che anche questi tre concetti, bench semplificati e
applicabili nella pratica, non vi offrano appieno quello che vi
aspettavate dalla psicoanalisi in aiuto al vostro lavoro. Pi che
un ampliamento delle vostre conoscenze teoriche, cercate forse
delle direttive pratiche da seguire. Volete sicuramente sapere
quali sono i mezzi educativi pi consigliabili; quali dovete
evitare se non si vuole mettere a repentaglio l'intero sviluppo
del bambino, soprattutto volete sapere se in generale bisogna
ottenere e quindi esigere pi o meno di quanto si era soliti fare
finora.
Per rispondere all'ultima domanda occorre dire che la psicoanalisi
ogniqualvolta  venuta a contatto con la pedagogia ha sempre
espresso un desiderio di limitazione dell'educazione La
psicoanalisi ci ha messo chiaramente davanti agli occhi un preciso
pericolo dell'educazione. Avete appreso con quali mezzi il bambino
viene costretto a soddisfare le richieste del mondo degli adulti.
Sapete che il bambino supera i suoi primi grandi legami emotivi
identificandosi con le figure amate e temute; si sottrae al loro
influsso esterno ma contemporaneamente erige nel suo intimo,
emulando quelle persone, un'istanza che continua all'interno a
mantenere l'influsso. Questa incorporazione dall'esterno
all'interno costituisce il passo pericoloso. Grazie a essa i
divieti e le pretese delle persone responsabili dell'educazione
del bambino, diventano rigidi e immutabili, trasformandosi da
qualcosa di vivo in un residuo storico incapace di adeguarsi ai
progressivi cambiamenti esterni. I genitori erano ancora
influenzabili dai motivi razionali e accessibili alle esigenze di
una situazione nuova. Essi sarebbero stati naturalmente disposti a
permettere all'uomo di trent'anni ci che avevano severamente
proibito al bambino di tre. Ma quella parte dell'Io, che si 
strutturata dal precipitato delle loro richieste,  inesorabile.
E veniamo ora ad alcuni esempi illustrativi. Conosco un ragazzo
che nei primi anni della sua infanzia era straordinariamente
goloso. La sua passione per i dolci era troppo forte per poter
essere appagata con mezzi leciti; perci il bambino ricorreva ad
ogni sorta di piani e di raggiri per procurarsi delle
ghiottonerie; spendeva in questo tutti i suoi soldi e non badava a
scrupoli quando si trattava di procacciarsene altri. Intervenne
l'educazione: si proibirono al ragazzo le ghiottonerie, e
l'attaccamento alla madre, che aveva preso tale iniziativa,
confer alla proibizione particolare efficacia. La golosit del
ragazzo scomparve con soddisfazione degli adulti. Ma ancora oggi,
che il giovane  adolescente, dispone di abbondanti mezzi e
sarebbe libero di comprarsi i dolci di tutte le pasticcerie di
Vienna, non  ancora in grado di portare alla bocca un pezzo di
cioccolata senza arrossire violentemente. A vederlo in tali
circostanze, si ha immediatamente la sensazione che il giovane
stia facendo una cosa proibita, stia mangiando qualcosa che ha
comprato con denaro rubato. Vedete come la restrizione non cede
automaticamente con il mutare della situazione di fatto.
Il secondo esempio  gi meno innocuo. Un ragazzetto ama la
propria madre con particolare tenerezza, non desidera altro che
occupare presso di lei il posto di confidente e protettore che in
realt spetta al padre, e di essere da lei amato pi di chiunque
altro Il piccolo fa in pi occasioni la sconvolgente scoperta che
il padre  il legittimo occupante del posto cui egli stesso anela,
ha il potere d'allontanarlo in qualsiasi momento dalla madre e
fargli rilevare la sua condizione di bambino inerme e impotente.
La proibizione di aspirare alla posizione del padre  rafforzata
in lui dalla paura di questo personaggio, cui attribuisce una
enorme potenza. Pi tardi da adolescente, questo giovane mostra
una penosa timidezza e insicurezza che si tramuta in
un'insopportabile inibizione ogniqualvolta egli viene a trovarsi
in casa o nei pressi della casa della ragazza che ama. Il
contenuto della sua paura  l'idea che possa sopraggiungere
qualcuno che gli spieghi che il posto dove siede o sta in piedi
compete a un altro e pertanto non ha diritto a trattenervisi. A
scanso di una situazione per lui indicibilmente penosa, egli
dedica gran parte delle sue energie a preparare inoffensivi
pretesti che rendano plausibile agli occhi di quest'altro la sua
presenza in quel luogo.
Un altro esempio ancora: una bambina molto piccola gode
smisuratamente della nudit del proprio corpo, si mostra svestita
a fratello e sorelle, si diverte a correre completamente nuda per
le stanze prima di andare a letto. Interviene l'educazione, anche
qui con successo. La piccola si impegna diligentemente a soffocare
queste sue tendenze. Il risultato  un grande pudore che
l'accompagner negl'anni successivi. Pi tardi, al momento di
scegliersi una professione, le viene proposta un'attivit che la
costringerebbe a dividere la camera con delle colleghe. Essa
dichiara senza perplessit che tale professione non fa per lei.
Dietro la motivazione razionale affiora infine il timore di
doversi svestire in presenza delle compagne. L'interrogatorio
circa l'idoneit o la preferenza non ha in questo caso alcun peso
rispetto alla forza del divieto ereditato dall'infanzia.
Lo psicoanalista, la cui attivit terapeutica consiste proprio nel
risolvere queste inibizioni e questi disturbi dello sviluppo,
impara veramente a conoscere l'educazione dal suo lato peggiore.
In questi casi egli  costretto a pensare che  come sparare ai
passeri con dei cannoni! Non sarebbe stato meglio rinunciare al
decoro e alle convenienze, consentendo al primo bambino di essere
goloso, all'altro di fantasticarsi nel ruolo del padre, alla
bambina di godere della propria nudit, a un quarto di giocare
magari con i suoi genitali? Questi soddisfacimenti infantili
avrebbero avuto davvero un significato paragonabile ai danni
provocati in questo caso dalla buona educazione, alla scissione
che si produce in questo modo nella personalit infantile o a
questo mettere una contro l'altra le varie parti dell'individuo
riducendo la sua capacit di amare e facendo forse di lui un
individuo capace solo di consumare e di produrre? L'analista, cui
tutto questo capita sotto gli occhi, si prefigge di non fare
altrettanto, almeno per quanto riguarda la sua persona, e di
lasciar crescere i figli liberi piuttosto che educati in questo
modo, e rischiare nel risultato finale una certa sfrenatezza
piuttosto che imporre loro preventivamente una tale atrofizzazione
della personalit. Ma certo sarete spaventati dall'unilateralit
del mio modo di considerare le cose. E' ormai tempo di mutare il
punto di vista. L'educazione ci appare in un'altra luce se la
consideriamo sotto il profilo di un diverso risultato finale, ad
esempio sotto l'aspetto della delinquenza minorile, come ha fatto
August Aichorn nel suo libro sulla Giovent traviata (1925). II
bambino abbandonato o traviato, sostiene Aichorn, resiste ad ogni
inserimento nella societ umana che lo circonda. Egli non riesce a
inibire i suoi soddisfacimenti pulsionali; non pu sottrarre alle
sue pulsioni sessuali energie sufficienti da poter impiegare per
altre mete pi apprezzate dalla societ. Perci egli rifiuta di
lasciarsi imporre quelle limitazioni che sono invece determinanti
per la maggior parte dei suoi contemporanei e si sottrae parimenti
alla sua parte di lavoro nella comunit. Chi abbia a che fare con
lui sul piano pedagogico o psicoanalitico non pu sottrarsi a una
immediata impressione: il rammarico che nella sua infanzia non ci
sia stata un'autorit in grado di imporgli dall'esterno delle
inibizioni alla sua vita pulsionale che potessero successivamente
trasformarsi in inibizioni interne.
Prendiamo ad esempio una bambina che ha richiamato l'attenzione
del Tribunale minorile di Vienna. La bambina di otto anni aveva un
comportamento impossibile sia in famiglia che a scuola. Tutti gli
istituti di educazione o di cura la restituivano immancabilmente
ai genitori nel giro di tre giorni al massimo: essa si rifiutava
di imparare o di partecipare alle attivit degli altri, fingendosi
stupida in maniera cos convincente da far diagnosticare in molti
posti una deficienza mentale. Durante le lezioni si sdraiava sul
banco e giocava con i suoi genitali. Ogni azione di disturbo
tendente a interrompere questa sua attivit veniva accolta con un
selvaggio ruggito davanti al quale gli adulti si ritiravano
spaventati. In casa veniva maltrattata, che era quanto gli adulti
sapevano fare con lei. L'osservazione analitica dette due
risultati: dimostr che le circostanze esterne erano
particolarmente sfavorevoli allo sviluppo di un legame emotivo tra
la bambina e il mondo circostante. Da nessuna parte era venuto
alla bambina un compenso in amore che avrebbe potuto risarcirla
della rinuncia al soddisfacimento sul proprio corpo inducendola a
rifuggire da questo piacere. L'osservazione analitica dimostr
inoltre che le frequenti punizioni dalle quali i genitori si
aspettavano un'influenza restrittiva, non potevano raggiungere lo
scopo: la bambina aveva sviluppato un cos forte masochismo (non
fu possibile stabilire se per naturale disposizione o per le gravi
e precoci esperienze), che ogni castigo si traduceva per lei solo
e sempre in un incentivo all'eccitazione sessuale e all'attivit
sessuale. Se confrontiamo questo caso di incuria con quello di
inibizione precedentemente descritto, vediamo che nemmeno questa
bambina  diventata un individuo libero e in s compiuto: essa non
 altro che un animaletto spaurito che ha interrotto non solo il
suo sviluppo morale, ma anche quello psichico.
Nel suo libro Giovent traviata Aichorn cita un altro grave caso
di trascuranza, di un ragazzo che a partire dall'et di sei anni
aveva trovato per anni presso la madre ogni sorta di
soddisfacimento sessuale e finalmente, alla completa maturit
sessuale, aveva vissuto con lei in una vera intimit sessuale,
cio aveva conseguito nella realt ci che generalmente impegna i
suoi coetanei solo nella fantasia. Nemmeno questo ragazzo, per,
era divenuto quell'individuo completo, coerente e vigoroso che ci
saremmo aspettati dopo le esperienze negative precedentemente
descritte in materia di educazione Nel suo sviluppo si era
verificato una specie di corto circuito: il precoce e concreto
adempimento dei suoi desideri gli aveva risparmiato l'intero ciclo
del diventare grande; il desiderio di uguagliare il padre per
raggiungere le stesse possibilit di soddisfacimento era diventato
superfluo. Il ragazzo aveva evitato la scissione della personalit
rinunciando per, in quanto superfluo, ad ogni ulteriore sviluppo.
Voi penserete che il problema non  cos difficile come io ve l'ho
presentato. I disturbi dello sviluppo e la delinquenza sono i
risultati finali estremi: uno sta  dimostrare l'influsso dannoso
di una inibizione eccessiva, l'altro quello di un'eccessiva
permissivit. Compito di una pedagogia psicoanalitica basata su
elementi analitici  quello di trovare una via di mezzo tra gli
estremi, cio indicare per ogni et del bambino la giusta
proporzione tra concessioni di soddisfacimenti e restrizioni
pulsionali.
Una discussione esauriente di queste nuove direttive pedagogico-
analitiche avrebbe potuto chiarirvi meglio il reale contenuto
della mia comunicazione. Per il momento, per, questa pedagogia
analitica non esiste ancora. Abbiamo solo singole persone che
operano nel campo dell'educazione, si interessano a questo compito
e che, essendosi personalmente sottoposte a un'analisi, cercano
ora di utilizzare nell'educazione dei bambini ci che hanno
imparato nel corso dell'analisi relativamente alla loro propria
vita pulsionale. Ci vorr del tempo per completare la costruzione
teorica di questa nuova scienza e tradurla in una ricetta pratica
da poter poi consigliare per un'applicazione generalizzata.
Ci nonostante sarebbe errato concludere che la psicoanalisi non
ha fornito finora alla pedagogia se non delle direttive future,
per cui ancora non merita che i pedagogisti impegnati nel lavoro
pratico si occupino di psicoanalisi e che sia forse preferibile
dissuaderli ancora e invitarli invece a chiedersi nuovamente fra
dieci o vent'anni che cosa sia stato compiuto nel frattempo nel
campo dell'applicazione della psicoanalisi alla pedagogia.
Voglio dire che gi oggi la psicoanalisi contribuisce alla
pedagogia in tre modi. Essa si presta alla critica delle forme
educative esistenti. In quanto psicologia analitica, in quanto
scienza delle pulsioni e dell'inconscio, in quanto teoria della
libido, essa allarga nell'educatore la conoscenza dell'individuo,
come avete potuto persuadervi nel corso delle prime tre
conferenze, e approfondisce la comprensione dei complessi rapporti
esistenti tra il bambino e gli adulti preposti alla sua
educazione. Come metodo terapeutico, infine, come analisi
infantile, la psicoanalisi si preoccupa di riparare i danni
inflitti al bambino nel corso del processo educativo.
Daremo qui di seguito un esempio che illustra il secondo punto,
cio il chiarimento della situazione pedagogica attraverso i
retroscena inconsci del comportamento cosciente.
Una eccellente pedagogista aveva iniziato la sua carriera di
educatrice a diciotto anni, quando in seguito a disgrazie
familiari dovette lasciare la casa paterna e accettare un posto di
governante di tre ragazzi. Quello intermedio rappresentava un caso
difficile: era rimasto indietro negli studi, si dimostrava timido,
chiuso e poco sveglio, svolgeva in seno alla famiglia un ruolo
subordinato, e veniva costantemente trascurato dai genitori
rispetto ai due fratelli pi dotati e pi carini di lui.
L'educatrice si gett con tutta la sua ambizione e il suo
interessamento su questo bambino conseguendo in un tempo
relativamente breve i migliori risultati. Il ragazzo si affezion
a lei, si attacc a lei pi teneramente che a qualsiasi altra
persona, divenne aperto e cordiale, si interess in modo crescente
agli studi; l'educatrice riusc con i suoi sforzi a insegnargli in
un anno il programma di due, colmando in tal modo il ritardo
scolastico del ragazzo. A questo punto anche i genitori divennero
fieri di questo figlio rimasto finora in sott'ordine nel loro
affetto: aumentarono le premure nei suoi confronti, miglior il
comportamento del bambino verso di loro e quindi anche verso i
fratelli, finch finalmente il piccolo venne accolto nella cerchia
familiare come un membro di pieno diritto. Questo, per, dette
adito a una nuova difficolt. L'educatrice, alla quale andava
tutto il merito di tale risultato, cominci a incontrare a sua
volta delle difficolt con il ragazzo, gli sottrasse il suo
affetto, non riusc pi a venirne a capo, finch lasci la casa,
nella quale era molto apprezzata, proprio a causa del bambino che
inizialmente aveva esercitato su di lei la maggiore attrazione.
Un trattamento analitico al quale questa donna si sottopose circa
quindici anni dopo a fini pedagogici, le fece conoscere meglio le
circostanze. Essa stessa aveva fantasticato pi o meno a ragione
di occupare nella casa dei propri genitori la posizione di figlia
non amata, nella quale aveva trovato agli inizi del proprio lavoro
il ragazzo difficile. Essendosi sentita a sua volta trascurata,
essa si era riconosciuta in lui, si era identificata con lui.
L'amore e la cura che essa aveva adoperato con lui, volevano
dunque significare che allo stesso modo avrebbero dovuto trattare
lei per ottenere qualcosa. Il successo interruppe il filo di
questa identificazione: l'allievo era diventato un essere
indipendente che non aveva pi nulla in comune con la vita di lei.
Gli impulsi ostili nei confronti del ragazzo scaturivano
unicamente dall'invidia: essa non riusciva a dargli atto di un
risultato che lei stessa non aveva mai raggiunto.
Voi direte che fu un bene che all'epoca dei fatti questa
educatrice non fosse stata ancora analizzata, poich questa
circostanza ci avrebbe privati di un bel risultato educativo. Io
sostengo invece che si tratta di risultati acquisiti a troppo caro
prezzo, che si pagano con i cattivi risultati ottenuti in tutti
quei bambini che non hanno la fortuna di portare con s i sintomi
di una sofferenza che, rammentano all'educatore la propria
infanzia, gli consenta di immedesimarsi nel caso. Voglio dire che
abbiamo il diritto di pretendere che l'insegnante o l'educatore
abbia imparato a conoscere e a dominare i propri conflitti prima
di iniziare la sua opera pedagogica Altrimenti gli allievi gli
servono unicamente come un materiale pi o meno adatto per
scaricare su di loro le sue difficolt personali inconsce o non
risolte.
Ma anche il comportamento esteriore del bambino  solo di rado
sufficiente per una sua valutazione. Riporto qui di seguito le
note di un ragazzo, da lui dettate come primo capitolo di quello
che sarebbe dovuto diventare un grosso libro, rimasto, come spesso
accade con i bambini; allo stato di frammento.


In che cosa sbagliano gli adulti.

Adulti ascoltate, in caso vogliate saperlo: non montatevi la
testa, i bambini non possono fare tutto quello che possono fare i
grandi, ma sono in grado di fare gran parte di quello che potete
fare voi. I bambini non obbediranno mai se per esempio ordinate
loro: adesso spogliati, su, presto! In questo caso essi non si
spoglieranno mai, non ci sperate. Ma quando glielo dite con garbo,
allora lo fanno subito. Voi credete di poter fare tutto ci che
volete, ma non ve lo mettete in testa. E non dite sempre: devi
fare questo e quest'altro! Nessuno deve dovere, quindi neppure i
bambini. Voi credete che bisogna lavarsi. No. Allora dite:
Bisogna lavarsi perch altrimenti tutti diranno, puah, quant'
sporco quello l! e perci bisogna lavarsi No, ma  per questo
che ci si lava.
Quando spiegate ai bambini che cosa devono fare  sufficiente e
non occorre dire loro continuamente come devono farlo poich essi
fanno quello che ritengono giusto, proprio come voi. E non dite
sempre: non vi dovete comprare questo o quest'altro, perch quando
i bambini spendono il loro denaro possono comprarsi quello che
vogliono. Non dite sempre ai bambini: questo non lo sapete fare,
perch i bambini sanno fare alcune cose meglio di voi e voi non
volete crederlo e dopo vi meravigliate. Non chiacchierate tanto e
lasciate parlare qualche volta anche i bambini!.
Supponete che queste dichiarazioni vengano trovate in una scuola e
riferite al direttore. Questi dir tra s che si tratta di un
giovane pericoloso che va tenuto d'occhio. Informandosi meglio
apprender sul suo conto cose ancora pi sospette: il giovane fa
discorsi oltraggiosi contro Dio, parla dei preti con espressioni
irripetibili, e invita energicamente i compagni a non subire
alcunch da chicchessia; vuole persino recarsi negli zoo per
liberare gli animali ingiustamente imprigionati nelle gabbie. Un
educatore conservatore della vecchia scuola direbbe: bisogna
spezzare con tutti i mezzi l'opposizione di questo ragazzo prima
che sia troppo tardi ed egli diventi un pericoloso nemico
dell'ordine sociale. Un pedagogista moderno, riporrebbe proprio in
questo ragazzo le maggiori speranze e si aspetterebbe di scoprire
in lui un futuro leader e liberatore delle masse.
Devo informarvi che entrambi gli educatori hanno torto, e che
qualsiasi azione educativa che essi possono intraprendere in base
alla loro cognizione delle circostanze, risulterebbe dannosa e
falsa. Questo bambino di otto anni  un piccolo innocuo codardo
che ha paura di un cane che abbaia, che di sera non osa percorrere
un corridoio al buio, che non  capace di far male a una mosca. Le
sue dichiarazioni sediziose derivano dal fatto che la passionalit
dei suoi legami emotivi e l'intensa manipolazione del proprio
membro nei primi anni di vita, sono venute a cadere in seguito
all'azione educativa e a un intervento medico che ha avuto un
effetto traumatico. Per assicurarsi contro nuove tentazioni, il
bambino coltiva un'enorme paura di un castigo relativo alla parte
colpevole del suo corpo: quella paura lo porta a negare ogni
autorit: se qualcuno detiene il potere in questo mondo, egli si
dice, ha anche il potere di punirmi. Quindi bisogna eliminare dal
mondo ogni possibile potere, sia celeste che terreno. Quanto
maggiore diventa la sua angoscia di fronte all'affiorare di una
tentazione, tanto pi egli cerca di superarla mediante innocui
attacchi all'autorit.
Questo tipo di difesa ad alta voce non  del resto l'unico. Pur
atteggiandosi a negatore di Dio, la sera questo ragazzo si
inginocchia e prega di nascosto, costrettovi dalla paura, poich
pensa: Dio non esiste; per potrebbe esistere e in tal caso 
meglio comportarsi bene nei suoi riguardi.
Sono convinta che un ragazzo siffatto non diventer mai una
minaccia per l'ordine sociale n un liberatore delle masse. Egli
non ha bisogno n di ammirazione n di severit n di restrizioni,
ma solo di ridurre ininterrottamente la sua paura fino a quando,
liberatosi finalmente dal suo atteggiamento nevrotico, diventer
capace di godere e di lavorare.
Il trattamento psicoanalitico, che pu ottenere un risultato del
genere, rappresenta il terzo contributo che la psicoanalisi offre
alla pedagogia. Ma la descrizione di questo metodo, cio
dell'analisi infantile, esula dai limiti del presente corso.
 (R. Fornaca-R. S. Di Pol, Dalla certezza alla complessit. La
pedagogia scientifica del '900,
Principato, Milano, 1997, pagine 222-230).
